Sono tante le realtà che colpiscono chi arriva al “Villaggio San Francesco” di Kayongozi, in Burundi. 

Una di queste è certamente l’accoglienza nei confronti di bambini orfani, denutriti o abbandonati, in un paese dove 1 bambino su 10 non supera il primo anno di vita e una donna su 200 muore di parto. Questa è la ragione per la quale, dallo scorso febbraio, abbiamo deciso di avviare una sala operatoria per soli cesarei. La maternità e la pediatria infatti, qualificano il nostro piccolo ospedale avente una capienza di 70 letti. Nel Villaggio sono oggi presenti 80 bambini orfani e malnutriti.

L’estrema povertà che colloca il Burundi agli ultimissimi posti nella classifica mondiale, rappresenta la causa di una malnutrizione diffusa anche tra gli adulti. Nel caso dei bambini però, questa determina complicanze serie quali ritardi nella crescita, deficit cognitivi, conseguenze a livello cardiaco e dello sviluppo osseo. Quando arrivano da noi, sul loro volto è palese una tristezza dovuta, oltre che alla sofferenza, anche all’incapacità di fidarsi e di conseguenza di giocare e relazionarsi come tutti gli altri bambini. Lungo il trascorrere dei mesi, però, nutriti adeguatamente, escono progressivamente dalla loro condizione e sbocciano alla vita e alla gioia! Una gioia che diventa anche nostra! Una particolarità molto bella è che questi bambini, fino a quando vengono riconsegnati alle loro famiglie o ad altri parenti se sono orfani, vengono accuditi da ragazze del posto che fanno loro da mamme giorno e notte.

Queste ragazze, normalmente, vivono quindi sempre al Villaggio e lo lasciano quando si sposano.

Da parte mia sono proprio contento di essere giunto in questa bella realtà e di condividere gli ultimi anni della mia vita da frate con fra Giuseppe, che si prodiga amorevolmente nel suo servizio di fisioterapista con bambini, disabili e anziani, e con fra Ivan il quale, oltre a seguire l’ospedale, cura con lavoratori del posto la fattoria, i cui prodotti, almeno in parte, contribuiscono a sfamare giornalmente le 200 persone che abitano il Villaggio.

Credo che San Francesco ne sia contento e che il suo “Cantico delle creature” oggi possa dare voce anche alle piccole e povere creature che qui vivono in un modo e in un mondo che, rispetto al nostro, è davvero “altro” …

Vostro fr. Enzo Maggioni