Papua Nuova Guinea: quasi 80 anni di missione, giovani in cammino e la fraternità da custodire.
Ci sono incontri che accorciano le distanze. Anche quelle che sembrano enormi, come quelle tra Roma e la Papua Nuova Guinea.
Dal 18 al 24 febbraio, il Ministro generale Fr. Massimo Fusarelli, insieme a Fr. John Wong, Definitore generale per l’Asia-Oceania, ha visitato i frati della Fondazione di San Francesco d’Assisi in Papua Nuova Guinea e Isole Salomone. Non una visita per portare soluzioni già pronte, ma un’occasione per incontrarsi, ascoltarsi e pregare insieme.
Una storia iniziata quasi 80 anni fa
Per capire il significato di questa visita bisogna tornare indietro nel tempo. È l’inizio del 1947 quando i primi missionari australiani e italiani arrivano ad Aitape, nella zona occidentale del Sepik. Da allora sono passate quasi otto decadi: generazioni di missionari, comunità incontrate, strade percorse, difficoltà affrontate e una presenza francescana che continua ancora oggi. La Papua Nuova Guinea è una terra di una bellezza sorprendente: foreste, montagne, mare, isole e una grande ricchezza naturale. Ma è anche un Paese segnato da povertà, fragilità e sottosviluppo. È proprio qui che i frati scelgono di vivere la loro missione.
Tre fraternità, un unico stile
Oggi i frati sono presenti in tre luoghi: Aitape, Port Moresby e Banaule, sull’isola di New Britain. Sono comunità semplici, vicine alla gente, soprattutto a chi è più povero e fragile. La Fondazione conta oggi 18 frati locali, insieme a un missionario australiano, uno italiano e due vietnamiti. Il loro modo di vivere non ha bisogno di grandi parole: umiltà, povertà, semplicità e vicinanza.
Stare con le persone. Condividere la vita. Ascoltare. Servire. In fondo, è questo il cuore dello stile francescano.
E poi ci sono i giovani
Forse uno dei segni più belli di questo momento è proprio questo: le vocazioni sono ripartite. Dopo sei anni di pausa, alcuni giovani hanno ricominciato a bussare alla porta della fraternità. Oggi sono 6 i postulanti e 8 gli aspiranti che stanno iniziando un cammino di discernimento. Sono numeri piccoli, certo. Ma dietro ogni numero c’è un volto, una storia e una domanda che può cambiare tutta una vita: “E se il Signore mi stesse chiamando proprio qui?” È una domanda che attraversa culture e continenti. E che rende la Chiesa e la Famiglia francescana molto più vicine di quanto possiamo immaginare.
“Sono venuto per camminare insieme”
Nel suo incontro con i frati, fr. Massimo ha spiegato con semplicità il senso della sua visita. È venuto “dall’altra parte del mondo”, ma non per dare risposte dall’alto. È venuto per camminare insieme, ascoltare e pregare. Un atteggiamento che dice molto dello stile francescano: prima di parlare, ascoltare; prima di indicare una strada, percorrerla insieme. Durante l’incontro è emersa la capacità della Fondazione di guardare con sincerità alla propria realtà: riconoscere ciò che è bello e sta crescendo – la fraternità, la vicinanza ai poveri, lo spirito missionario, le nuove vocazioni – ma anche avere il coraggio di chiamare per nome le difficoltà.
E proprio qui è arrivato uno degli inviti più importanti della visita: “Custodite la fraternità come il vostro tesoro più prezioso”. Perché san Francesco non ha costruito l’Ordine partendo da grandi strutture. Lo ha costruito partendo da fratelli capaci di amarsi, di servirsi e di camminare insieme.
Piccoli nel numero, ma grandi nella vostra chiamata
Alla fine della visita, Fr. Massimo ha lasciato ai frati una parola che sembra quasi una fotografia della loro realtà: “Siete piccoli nel numero, ma grandi nella vostra chiamata”. E forse è proprio questa la storia che la Papua Nuova Guinea ci consegna. Non servono grandi numeri per fare la differenza.
Servono persone disposte a esserci. Servono fraternità capaci di accogliere. Servono giovani che abbiano il coraggio di interrogarsi sulla propria vocazione. Servono comunità che sappiano stare accanto a chi è più fragile.
Dopo quasi 80 anni, la missione continua. E oggi, insieme ai frati della Papua Nuova Guinea, anche noi siamo invitati a camminare.
Con la preghiera. Con la vicinanza. E con la certezza che, quando una fraternità vive il Vangelo con semplicità, anche se è piccola può avere un cuore grande.
“Che il Signore vi benedica e san Francesco cammini con voi”