C’è un tempo dell’anno in cui tutti iniziamo a pensare alla pausa estiva: un momento atteso, desiderato, spesso immaginato come occasione di riposo e rigenerazione. Ma per qualcuno l’estate diventa anche molto di più: la possibilità di vivere esperienze nuove, profonde, capaci di lasciare un segno.
Tra queste esperienze c’è anche la scelta di “partire in missione”. Non sono poche le persone che decidono di spingere il proprio sguardo oltre i luoghi abituali della vita quotidiana, lasciandosi attirare dall’incontro con altri popoli e culture. Un desiderio che non nasce semplicemente dalla voglia di viaggiare, ma dalla disponibilità a mettersi a servizio di persone che vivono situazioni difficili, in Paesi dove le condizioni di vita sono molto diverse dalle nostre.
Anche quest’anno alcuni giovani della nostra fraternità stanno pensando di vivere un’esperienza missionaria estiva. Per raccontare cosa può significare davvero partire, condividiamo la testimonianza di Lorenzo, uno dei ragazzi che l’estate scorsa ha trascorso alcune settimane in Marocco insieme a fr. Pietro e ad altri volontari.
Quest’estate, con fr. Pietro e altri sei volontari, abbiamo prestato servizio presso l’orfanotrofio della fondazione Rita Zniber a Mekness, in Marocco. Ci sarebbe un infinità di aneddoti e storia da raccontare ma mi soffermerò su un unico fatto principale: la semplicità e disarmante. Ci siamo messi in gioco con il mondo della disabilità e con le esigenze dei bambini più piccoli. Eravamo attesi da persone che neanche sapevano chi fossimo, siamo stati trattati come ospiti di vero riguardo entrando nelle vite quotidiane di altri e abbiamo dovuto “stare” piuttosto che “fare”.
Ho dovuto sdraiarmi, inginocchiarmi e sedermi per poter davvero capire cosa i bambini e i ragazzi volessero in quel momento da me. MI sono reso conto, soprattutto tornato in Italia, che alcune possono davvero passare in secondo piano rispetto alla bellezza di un attimo. Mi sono dovuto arrendere a situazioni che non potevo controllare e davanti a un affetto puto, disarmante, incondizionato, nulla di ciò sarebbe stato possibile senza il gruppo che ha viaggiato con me, i ragazzi e i bimbi dell’orfanotrofio, i volontari e gli amici della comunità francescana. Sono stato disarmato dalla semplicità e ho ancora molto da imparare. Mi sento molto grato.
SHUKRAN!
Lorenzo