Il 2 marzo, insieme a fr. Emilio Ratti, sono entrato nella Repubblica Democratica del Congo attraversando la frontiera con il Ruanda. La nostra destinazione era il Kivu, una regione profondamente segnata dalla guerra, dove la popolazione continua a vivere situazioni di grande sofferenza.
In questo viaggio ho incontrato famiglie in difficoltà, bambini desiderosi di imparare, comunità che lottano per il proprio futuro e tanti fratelli e sorelle che, anche nelle situazioni più difficili, non rinunciano alla speranza.
Accanto alle famiglie più fragili
A Bukavu, i primi giorni sono stati dedicati alle visite alle scuole delle Suore Francescane del Monte, situate nei quartieri più poveri, e alle famiglie coinvolte nel progetto di sostegno a distanza.
Insieme a suor Scolastica, responsabile del progetto, ho ascoltato tante madri che affrontano situazioni estreme: donne sole, famiglie numerose, bambini che crescono tra mille difficoltà. Alcune ragazze sono state vittime di violenza e oggi cerchiamo di sostenere loro e i loro figli.
È difficile descrivere tanta sofferenza. Mi ha colpito, però, la capacità di queste persone di resistere e andare avanti, nonostante tutto. Visitando le loro case, ho potuto vedere quanto siano urgenti gli aiuti per garantire condizioni di vita più dignitose e sicure.
La fraternità francescana nel cuore dell’Africa
Durante il mio soggiorno ho avuto anche la gioia di celebrare con i frati congolesi del Kivu l’apertura dell’anno giubilare francescano. La celebrazione, vissuta insieme alla famiglia francescana locale, è stata un momento di grande emozione.
Mi stupisce sempre il miracolo di Francesco d’Assisi: un piccolo uomo umbro vissuto ottocento anni fa continua a ispirare persone in tutto il mondo, anche in luoghi che probabilmente non visiteranno mai Assisi.
In occasione del Giubileo, i frati e la parrocchia hanno inoltre dato vita a una scuola per persone con bisogni specifici. È stato bellissimo vedere ragazzi e adulti non vedenti e sordi festeggiare e danzare insieme alla comunità.
Sull’isola di Idjwi, un futuro da ricostruire
Il viaggio ci ha portati anche sull’isola di Idjwi, nel lago Kivu, dove abbiamo incontrato la comunità dei Pigmei. Questo gruppo era stato allontanato dal luogo in cui viveva e aveva perso le proprie abitazioni. Grazie all’impegno di fr. Emilio, ha potuto trovare un nuovo luogo in cui ricominciare: sono state costruite case, una cappella e una scuola, e sono stati avviati diversi progetti per sostenere l’autonomia della comunità. Le donne ci hanno accolti con danze di benvenuto, mentre i bambini, in divisa scolastica, ci hanno salutati con i loro canti. Abbiamo trascorso il pomeriggio visitando le iniziative di sviluppo: coltivazioni, allevamenti, produzione di sapone e un nuovo acquedotto.
Sono segni concreti di una presenza che non si limita a rispondere alle emergenze, ma cerca di offrire alle persone nuove possibilità per il futuro.
A Goma, una scuola come segno di speranza
L’ultima tappa del viaggio è stata Goma, dove abbiamo incontrato i frati e il vescovo. Quest’ultimo ci ha ringraziati per aver scelto di mantenere una presenza francescana in un quartiere molto povero, anche mentre altre organizzazioni hanno lasciato la zona. Qui la guerra ha colpito duramente le famiglie. Molti uomini sono stati uccisi, tante donne hanno subito violenze e il lavoro nei campi è diventato impossibile. Per numerose persone, procurarsi il cibo necessario è ormai una lotta quotidiana.
Insieme alle suore abbiamo visitato alcune famiglie e distribuito riso e fagioli. Ho avuto la gioia di servire personalmente quel pasto tanto atteso, ma anche la consapevolezza di quanto sia grande il bisogno. Il giorno successivo abbiamo inaugurato una nuova scuola donata alle Suore Francescane del Monte di Genova. In un quartiere poverissimo, segnato dalla guerra e privo di altri aiuti, questa scuola rappresenta un luogo in cui i bambini possono trovare accoglienza, istruzione, cibo e cure.
Dopo la Messa di ringraziamento, la benedizione delle aule e il pranzo condiviso, sono stato letteralmente circondato dai bambini. Mi cercavano per toccarmi le mani e le braccia, si aggrappavano alle mie gambe e mi chiamavano tonton, zio.
Per loro, incontrare un musungu, un uomo bianco, era una grande curiosità; per me, quel contatto è stato un abbraccio difficile da dimenticare.
La missione continua, anche nelle situazioni più difficili
Questo viaggio è stato breve, ma pieno di incontri, emozioni e testimonianze. Ho visto da vicino le ferite lasciate dalla guerra, ma anche la forza di chi continua a costruire, educare, accogliere e prendersi cura degli altri.
Una scuola, una casa, un pasto condiviso, una comunità che ritrova un luogo in cui vivere: sono gesti che possono sembrare piccoli davanti alla grandezza dei problemi, ma diventano segni concreti di una speranza che non si arrende.
È così che ho ritrovato, ancora una volta, la forza della missione francescana: essere presenti, camminare accanto alle persone e contribuire a costruire un futuro più dignitoso.
A laude di Cristo e del Poverello di Assisi.
fr. Pietro Pagliarini