Ci sono opere che cambiano il paesaggio e altre che cambiano la vita delle persone.
A Cumura, in Guinea-Bissau, la costruzione e il completamento di due grandi dighe hanno fatto entrambe le cose.
Grazie al sostegno dei benefattori del Centro Missionario Francescano e alla collaborazione con i Centri Missionari dei Frati di Germania e Austria, nel corso del 2025 è stato portato a termine il progetto di riabilitazione delle risaie di Cumura, nato per contrastare l’avanzata dell’acqua salata proveniente dal mare, una minaccia crescente per l’agricoltura e la sicurezza alimentare della popolazione locale.
L’intervento ha previsto l’innalzamento di due dighe, una di circa 700 metri e l’altra di 1.400 metri. Queste opere hanno permesso di recuperare oltre 300 ettari di terreno agricolo, oggi nuovamente coltivabili e pronti per la semina del riso.
Il progetto interessa direttamente 160 famiglie, oltre 715 persone appartenenti ai villaggi dell’area di Cumura.
Per queste comunità, composte principalmente dalle etnie Papel, Balanta e Mancanha, il riso non rappresenta soltanto una coltura, ma la principale fonte di sostentamento e uno strumento concreto per costruire un futuro più stabile.
L’obiettivo non era soltanto realizzare un’infrastruttura, ma offrire alle famiglie la possibilità di raggiungere una maggiore autosufficienza alimentare, contrastando la povertà e creando condizioni di sviluppo duraturo. Un elemento fondamentale del progetto è stato il coinvolgimento della popolazione locale.
Gli abitanti hanno partecipato ai lavori insieme ai tecnici incaricati e saranno loro a custodire e mantenere le infrastrutture nel tempo, garantendone la sostenibilità.
La Custodia di San Francesco d’Assisi in Guinea-Bissau, da anni impegnata nello sviluppo agricolo e nella riqualificazione delle bolanhas (risaie), ha seguito tutte le fasi dell’intervento, assicurandone il monitoraggio e la corretta gestione insieme alla comunità.
Il Centro Missionario Francescano ha contribuito a questo progetto con un finanziamento di 50.000 euro.
Ogni dono ricevuto si è trasformato in un’opera concreta: due dighe, centinaia di ettari restituiti all’agricoltura e centinaia di persone che oggi possono guardare al futuro con maggiore speranza.