Sono Francine. Vorrei parlare con lei, padre”.
Fissiamo l’appuntamento per la mattina seguente, a poche ore dalla mia partenza per l’Italia. Mi trovo dai Saveriani di Bujumbura, capitale del Burundi, dopo la visita ai confratelli di Kayongozi. Di Francine avevo sentito parlare e, anzi, avevamo messo la sua storia proprio all’inizio del quadernone sulle adozioni a distanza, per mostrare ai benefattori che alcuni dei nostri bambini adottati avevano fatto strada. E Francine di strada ne aveva percorsa molta… Francine Niyonsaba è nata su una popolosa collina di Kayongozi, Nkanda, il 5 maggio 1993. I suoi genitori erano poveri, e per tale motivo è adottata da una famiglia italiana grazie all’interessamento del compianto padre Flavio.
Frequenta le scuole costruite dai frati, poi viene scoperta come atleta ed entra presto nel mondo dello sport. Da mezzofondista specializzata negli 800 metri, porta a casa vittorie su vittorie: argento olimpico a Rio de Janeiro nel 2016 e nello stesso anno campionessa mondiale indoor a Portland e poi a Birminghan nel 2018 (un oro l’aveva già vinto nel 2012 a Porto-Novo e nel 2017 un argento a Londra).
“Mi ricordo, padre – mi dice commossa – della risma di quaderni che Flavio mi consegnava all’inizio dell’anno scolastico. Mi chiedevo: ma da dove vengono tutti questi quaderni che i miei non avrebbero mai potuto acquistarmi? E questa domanda mi ha accompagnato fino ad oggi”. Così esordisce Francine ricordando gli anni della sua fanciullezza. “Facevo parte del grande gruppo degli aderenti ai lavori estivi, e così voi m’iscrivevate direttamente alla scuola”. I lavori estivi sono stati un’invenzione dei primi anni del 2000.
Ricordo bene le folle di ragazzi che intendevano iscriversi a scuola ma mancavano dei 20 euro per la tassa scolastica; e allora inventammo questa soluzione: chi vuole andare a scuola deve dimostrare la sua buona volontà e impegnarsi nelle attività dell’estate. Queste consistevano nella preparazione dei forni di mattoni per le case dei poveri, manutenzione delle strade più disastrate, visita ai poveri delle colline, pulizia di ambienti comuni come scuole e chiese… Anche Francine desiderava frequentare la scuola e per questo durante l’estate si prodigava in alcuni di questi lavori insieme alle molte centinaia di altri ragazzi…
“Vede, padre, oggi sono diventata famosa, ma io desidero conservarmi semplice e soprattutto riconoscente. Ho capito che andare a scuola apre mondi nuovi, offre possibilità insperate. Per questo voglio impegnarmi a dare ai miei compaesani quel che anch’io ho ricevuto. Sono sicura che in ciascuno delle migliaia di ragazzi di Kayangozi c’è una genialità da scoprire e la scuola può fare tanto per far emergere le potenzialità e i talenti di ogni ragazzo. Per questo motivo vorrei costruire una scuola di eccellenza per gli abitanti di Kayongozi”.
Resto conquistato dalla sua forza di riconoscenza, ma le suggerisco di pensare piuttosto a un altro progetto, visto che di scuole ne abbiamo già costruite abbastanza, anzi proprio in questi mesi abbiamo ultimato quattro grandi classi, così che la scuola all’interno del villaggio potrà offrire ai ragazzi il corso completo di nove anni. Ma mi complimento con lei, e gioisco nel costatare che il suo desiderio è lo stesso desiderio che ha accompagnato noi missionari da molti decenni: consentire a tutti la possibilità di frequentare la scuola, almeno la primaria.
E mentre mi dirigo all’aeroporto, vedo un enorme manifesto che ritrae Francine mentre sta correndo i suoi 800 metri che l’hanno resa famosa nel mondo.
Ripenso all’incontro con Francine, la rivedo piccola mentre corre sulle strade che sembrano greti di torrenti… e gioisco nel pensare che, tra tutte le sue corse, ha voluto privilegiare quella della riconoscenza.
fr. Massimo Tedoldi