«Se vuoi vivere un’esperienza missionaria, non informarti troppo del luogo in cui andrai, perché comunque incontrerai una realtà diversa».
«Se vuoi andare in missione e compiere un buon operato, devi conoscere bene lingua, cultura, usi e costumi del luogo».
Queste opposte sentenze riassumono molteplici indicazioni ricevute a seguito della condivisione del desiderio missionario che mi abita.
Ma partiamo dall’inizio: sono frate Christian e dopo il cammino di formazione iniziale e alcuni anni nel servizio con i giovani, ho chiesto alcuni mesi fa la possibilità di andare in missione. Questa idea, esplicitata fin dall’inizio del mio cammino francescano, ha incontrato suggerimenti apparentemente contrapposti.
Non credo però siano autoescludenti quanto invece complementari! Cercando di scovarne gli aspetti valoriali soggiacenti, il consiglio di non prepararsi troppo credo si possa riassumere con la parola “APERTURA”: per gustare l’inedito è essenziale essere aperti a ciò che si incontrerà senza incasellarlo in proprie strutture. L’indicazione riguardante l’importanza della preparazione invece, lo riassumerei con il termine “RISPETTO”: superare l’ingenuità e saper realmente incontrare e stimare ciò che è diverso, ne richiede una certa conoscenza.
La terra di invio per me designata è il Giappone e quando lo comunico molto spesso mi viene detto in controbattuta: «Ma non è un luogo povero!».
Come a dire che se la missione non si supporta di opere filantropiche caritative, non ha senso prenderla in considerazione. Ma cosa sottolineava Papa Francesco quando diceva che la Chiesa missionaria non è una ONG? E andando più a fondo, sembrerebbe che per il dovuto e giusto rispetto delle tradizioni culturali e religiose autoctone, è imbarazzante e forse sconveniente annunciare il Vangelo; meglio farlo indirettamente con la testimonianza caritatevole, sicuramente essenziale e lodevole ma che elude quindi la domanda di cosa dignifica oggi Annunciare il Vangelo.
E quindi, prepararsi per la missione… Sì? No? Eventualmente come? Per quanto tempo?
Non ho risposte preconfezionate ma un’esperienza da condividere. Pensando, confrontando, pregando, prima dell’invio verso la terra nipponica ho chiesto un anno di preparazione. In questo tempo i focus principali di formazione sono: lingua, cultura, dialogo tra religioni.
Risiedo presso il convento “San Francesco della Vigna” a Venezia, annesso al quale vi è lo Studio Teologico Ecumenico “San Bernardino” con tanto di ricca e aggiornata biblioteca. In questo istituto mi sono iscritto al Master in Dialogo Interreligioso, frequentabile anche online, possibilità che mi ha permesso di vivere alcuni mesi in Irlanda per rispolverare l’inglese.
A breve poi, inizio un corso base di lingua e cultura giapponese. Ma il tempo che sto intensificando in questo anno è anche dato dal ricentrarmi in Cristo, meglio ancora lo stare in ascolto dei moti dello Spirito, il principale protagonista di ogni esperienza missionaria a cui è bene delegarne la gestione!
Rispondendo infine all’ultima questione, cosa e come sia oggi l’Annuncio del Vangelo, alla luce di questo tempo formativo ora come ora mi esprimo così: «Proprio perché cristiano, non posso imporre nulla; proprio perché cristiano, non riesco a contenere l’incontenibile luce di Gesù Cristo».
Vostro, fr. Christian